Storia Tarzo2021-03-22T17:33:16+01:00

Storia di Tarzo

Diversi sono i ritrovamenti fossili che sono stati rinvenuti, di epoca preistorica, ad Arfanta, a Tarzo ma anche nel resto del territorio comunale.

Studi recenti affermano che i primi abitanti di questi territori ma anche del resto della regione Veneto furono i Paleoveneti. Questa popolazione indoeuropea probabilmente aveva le sue origini ad oriente del Danubio e giunse nella penisola attraversando i vari valichi alpini del nord-est.

Nella zona di Tarzo, grazie alla presenza dei due laghi, si insediarono alcune comunità fin dall’antichità.

Dai Romani al Medioevo

I Romani penetrarono nel Veneto all’incirca nel II secolo a.C. Le prime fortificazioni nella zona sorsero ai tempi di Giulio Cesare che decise di inviare truppe per presidiare il territorio viste le continue scorribande delle popolazioni nordiche. Questi ultimi scendendo lungo le valli del Tagliamento e Piave misero a ferro e fuoco l’intero territorio. A quell’epoca risale una prima costruzione del Castrum di Serravalle.

Intorno al 20-30 d.C. l’imperatore Claudio ampliò il presidio militare costruito in precedenza a Ceneda ed a sua salvaguardia decise di rafforzare le guarnigioni di Fregona, Cordignano, Conegliano e Tarzo. Tutta l’area prese il nome di centuriazione claudia.

In epoca romana, Tarzo aveva una piccola rocca fortificata andata persa che si trovava a Castellich di Corbanese. Nel luogo è stata rinvenuta una moneta romana del II secolo a.C.

Si crede che la Valle del Cervano sia servita come via secondaria a quella di Ceneda per far confluire i transiti da Opitergium al mondo germanico, tramite i passi San Boldo e Praderadego.

Diversi sono gli oggetti romani rinvenuti nel territorio di Tarzo quali: una fibula Craftig profilierte sulla strada da Arfanta al Mulinetto della Croda, una moneta di Domiziano sul Monte Castello a Corbanese, una fibula di ferro a cerniera e delle monete nel territorio comunale, ecc.

L’indebolimento dell’Impero Romano d’Occidente favorì l’arrivo in Italia Eruli, Goti e Visigoti.

I Goti si insediarono in zona tant’è che è stato ritrovato un pettine di ferro per cardatura a Tarzo nella Valle Cervaro e che un ufficiale goto di nome Madrucco fortificò il Castrum di Serravalle e martirizzò sua figlia Augusta.

L’arrivo dei Longobardi nella pianura veneta, fra il 568-569, mutò progressivamente la situazione e via via vennero promulgate delle leggi per amministrare il territorio. Ceneda divenne un ducato molto importante e successivamente anche vescovado. Vennero istituiti dei tribunali elettivi rappresentati dai “buoni uomini” cioè i probiviri e, delle assemblee investite dell’autorità di emanare le leggi. Assemblee e probiviri insieme formarono i Vicinia. Questi erano nuclei di abitanti di una località che avevano un vincolo giuridico e che si riunivano per discutere di problemi comuni. Sorsero, successivamente, delle villae e delle regolae, le prime corrispondevano agli odierni paesi mentre le seconde erano un’unità amministrativa più vasta che serviva per curare i beni comuni. Tant’è che Tarzo contava le villae e regolae di: Tarzo centro, Fratta e Colmaggiore, Arfanta e Corbanese. Di quell’epoca è stato ritrovato un manufatto rappresenta un pavone-colomba che è attualmente conservato nel Museo di Castelvecchio a Verona.

Dal Medioevo al Duecento

L’Italia del nord, controllata dai Longobardi tra il VI ed il IX secolo vide la deposizione del loro re ad opera di Carlo Magno intervenuto con il proprio esercito perché richiamato dal Papa.

I Franchi modificarono l’assetto amministrativo introducendo le Contee e le Marche rispettivamente amministrate dai Conti e dai Marchesi che rispondevano del loro operato direttamente all’Imperatore o attraverso i Missi Dominici. Conti e Marchesi avevano ampia autonomia amministrative e giudiziaria sul terrritorio.

Tra il 774 ed l’888 Tarzo entrò a far parte della Contea di Ceneda.

Il territorio di Tarzo e non solo venne invaso tra 899 ed il 900 dagli Ungari che arrivando dall’est Europa attraversarono il Friuli distruggendo anche l’esercito del Re Berengario.

Sarà l’intervento dell’Imperatore Ottone I che nel 955 sconfisse definitivamente gli Ungari conquistando il loro territorio. Grazie a questa vittoria vennero restituiti i feudi a Marchesi e Conti compreso il territorio del Vescovo di Ceneda.

Tarzo si trovò come altri territori contesa tra il Vescovo di Ceneda Sicardo ed il Vescovo di Belluno Giovanni II. Questi da Belluno con il suo esercito estese la sua influenza fino alla pianura veneta ed al mare approfittando di un vuoto di potere in casa imperiale dopo la morte di Ottone I e l’incoronazione di Ottone II.

Con la morte nel 999 di Giovanni II il territorio di Tarzo si trovò sotto nuove tensioni che videro anche il Patriarcato di Aquileia avanzare pretese sul paese oltre alla Contea di Ceneda ed ai Conti Collalto.

Nell’XI secolo, il Comune di Conegliano aumentò il suo potere e venne elevato a consorteria, di fatto una comunità costituita da famiglie legate fra loro da vincoli di parentela o da interessi comuni.

Tarzo, all’epoca, costituiva la curia o gastaldia di Castelnuovo con chiaro riferimento al fortino sul Col Castelich a monte di Corbanese.

Nel 1189 come già accadeva nella vicina Revine Lago, anche Tarzo vide gli scontri fra Matteo Senese podestà di Treviso e Rambaldo Conte di Collalto per alcune terre fra Arfanta e Refrontolo.

Nel 1195 la Curia di Tarzo fu venduta da Buto di Corbanese e dal figlio Marco al Comune di Conegliano. Fu così che per tutto il Duecento Tarzo fu parte del Comune di Conegliano.

Dal Trecento al Cinquecento

Nel 1307 Tolberto Da Camino scambiò con il Vescovo di Ceneda la proprietà di Tarzo con quella di Portobuffolè. Tolberto Da Camino sposerà inoltre Gaia, figlia di Gherardo per riappacificare i due rami della famiglia Da Camino.

Lo scambio ridusse le tensioni fra i Caminesi e il Vescovo di Ceneda perché Settimo Liquentia, l’attuale Portobuffolè, era dominio vescovile dato dall’imperatore Berengario I. Il Borgo risultava bene allodiale cioè fuori da ogni obbligo feudale.

Successivamente dal 1307 al 1769 Tarzo fu controllata del Vescovo di Ceneda che ne amministrava penalmente, amministrativamente e civilmente la Contea. Quest’ultima comprendeva i territori di Castelnuovo, Tarzo, Corbanese, Arfanta, Colmaggiore e Fratta.

Nel 1335 il ramo della famiglia Da Camino di Sopra si estinse. Le proprietà di questa famiglia videro le pretese di vari feudatari compreso Ceneda. Il Vescovo investì i Procuratori di San Marco: Marco Morosini, Marco Giustiniani e Giustiniano Giustiniani per dirimere la questione. Fu così che vennero riassegnati i feudi di Serravalle, Valmareno, Castello Roganzuolo, Formeniga, Cordignano, Cavolano, Fregona e Solighetto. Mentre le altre proprietà dei Da Camino vennero acquisiste dal Vescovo.

Secondo gli storici, Tarzo in quanto contea dipendente da Ceneda vide l’edizione dei primi statuti nel 1339 ad opera del Vescovo-Conte Rampone inviso ai Caminesi e spesso rifugiato a Venezia.

Nel 1383 l’esercito Carrarese assediò Conegliano interessando anche il territorio di Tarzo per cui gli abitanti fortificarono i confini del paese ed in special modo Arfanta.

Nel 1480 venne posto un cippo che segnava il confine fra le Contee di Tarzo e Ceneda per evitare le continue liti fra contadini a causa degli sconfinamenti con gli animali. Il cippo si trova attualmente al Museo del Cenedese.

Nel 1490 ci fu un ulteriore scontro tra gli abitanti di Tarzo e quelli di Revine Lago. Il motivo del contendere questa volta fu lo sconfinamento dei Tarzianesi che facevano pascolare il loro bestiame e recuperavano legna nei boschi di Revine Lago. La questione venne portata davanti all’allora Vescovo di Ceneda Nicolò Trevisan.

Nel corso del Cinquecento diverse furono le visite pastorali del Vescovo a Tarzo.

Dal Seicento all’Ottocento

Nel 1638 vista la guerra fra Venezia e i Turchi, la Repubblica chiese più volte un contributo ai Cenedesi, quindi anche a Tarzo, per le ingenti spese belliche. Vennero versati mille ducati in due trance. Il Vescovo Bragagnin si appellò ai suoi fedeli sostenendo che la Cristianità era in pericolo e questa doveva essere tutelata in ogni modo.

Nell’ottobre 1639 il Vescovo Bragagnin venne trasferito da Ceneda a Vicenza e per amministrare la Contea venne eletto il Vice-Conte di Tarzo.

Nel dicembre 1739 Lorenzo da Ponte venne eletto Vescovo di Ceneda e nominò Vice-Conte di Tarzo il nobile Gian Battista Perucchini.

Il Gran Consiglio di Venezia trasformò durante gli anni 1767-1774 il territorio di Tarzo da feudo ecclesiastico a podesteria tant’è che dal 1772 al 1796 vennero nominati ben diciassette Podestà. Il primo fu Emanuele Michele Venier e l’ultimo fu Vincenzo Antonio Bragadin. In quegli anni vennero riformati anche gli Statuti.

Nel 1797 la Repubblica di Venezia cessò di esistere per mano del francese Bonaparte che la cedette agli Austriaci. Tarzo entrò a far parte del Distretto del Trevigiano nel Cantone Cenedese.

Sotto il dominio francese si formò il Comune di Tarzo che comprendeva Arfanta, Corbanese e Lago. La dominazione francese portò privazioni, scontri e soprusi come ogni conflitto.

Dall’Ottocento fino ad oggi

Negli anni Dieci dell’Ottocento vista la difficile situazione dei territori occupati la pellagra decimò la popolazione Tarzesi.

Nel 1815 il Veneto passò dopo il Congresso di Vienna, al dominio austriaco che formò il Regno Lombardo-Veneto. Il territorio venne diviso in distretti, Tarzo, Cordignano e Colle entrarono nel distretto Ceneda. Lago si staccò definitivamente da Tarzo.

In quello di Serravalle vi erano invece i territori di Fregona, Revine, Lago, Cison, Follina, Cappella e Sarmede.

La dominazione austriaca rese obbligatoria, per due anni la scuola elementare, per tutta la popolazione. Questa azione servì per combattere l’analfabetismo che era molto diffuso.

Nel 1848 scoppiarono i Moti Rivoluzionari in tutta Italia e sedici ragazzi di Tarzo vennero arruolati nell’esercito rivoluzionario.

Negli anni Cinquanta dell’Ottocento, falliti i Moti, la pressione austriaca si fece più insistente in questi territori. Vista la situazione sempre più insostenibile diversi abitanti di Tarzo emigrarono verso il Brasile ed in special modo verso Porto Allegre o lo Stato del Rio Grande do Sud.

Nel 1866 il Veneto e quindi anche Tarzo vennero annessi al Regno d’Italia.

Nella battaglia di Adua del 1896 in Libia, parteciparono al conflitto alcuni Tarzesi fra i quali è possibile ricordare De Pizzol Sante e Faraon Giuseppe.

A metà degli anni Dieci del Novecento scoppiò la Grande Guerra che, dopo la disfatta di Caporetto del 1917 portò nel territorio l’esercito straniero. Seguirono dodici mesi di privazioni e sofferenze.

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