Storia di Sacile 2018-07-06T14:22:37+00:00

Storia di Sacile

Le origini di Sacile in base ai documenti disponibili sono da ricercarsi nell’epoca medievale, dopo la pace di Aquisgrana, quando la storia ci riporta le sfide tra i Longobardi, i Papi e il progetto imperiale di Carlo Magno.

In quell’epoca dove i castelli sui colli rappresentavano spesso il sistema di difesa, le nuove rotte commerciali bisognose di strade facili da percorrere diedero origine a nuovi sistemi difensivi. Nelle alte terre Liventine un’isola tra i corsi della Livenza diventa luogo dove far nascere una Pieve e dove potersi proteggere dalle continue incursioni di soldati e predoni. Fonti storiche attestano che, dopo la conquista carolingia, il duca del Friuli, Enrico, fece edificare su quest’isola nel 796, “pro remedio anime sue” una chiesa in onore di San Nicolò. Intorno a questa chiesa si sviluppò il centro abitato, che si fortificò dopo le invasioni ungare, divenendo centro nevralgico per il commercio e la riscossione di dazi. Le ipotesi  portano anche a pensare che tra fine millennio e i primi anni del XI secolo, Sacile fosse strategicamente alle dipendenze del Patriarcato di Aquileia. Fonti certe infatti chiariscono che nel 1077, per volere dell’imperatore Enrico IV, Sacile rispondeva alla chiesa aquileiese, la quale ebbe il merito di dare un’ulteriore spinta allo sviluppo della città.

Tra Duecento e Quattrocento

Una serie di diritti e prerogative acquisite attraverso il costante e benevolo intervento dei patriarchi aquileiesi portò, nel 1190, alla concessione del “privilegio di borghesia”, ossia delle libertà comunali. La città poté quindi dotarsi, prima in tutto il Friuli, di statuti propri. Per Sacile si aprirono prospettive stimolanti: mentre tutt’intorno la feudalità regnava sovrana, nella città “libera” si andava affermando un’imprenditoria mercantile che farà a lungo la fortuna della città e dei suoi abitanti. Suo malgrado, la città tra i secoli XII e XIV fu teatro di scontri legati alle lotte tra le signorie come i da Camino, gli Ezzelini, i Collalto. Sacile rimase  legata al Patriarcato anche se dovette subire alterne vicende che la videro presa e liberata, perduta e incendiata, subendo violenze e saccheggi. Per i sacilesi queste traversie erano in qualche modo lo scotto per le libertà e le autonomie commerciali e politiche di cui godeva, tenuto conto della sua importanza strategica volta ad arginare le invasioni delle signorie minori.

Tra Quattrocento e Ottocento

Nel 1411, a seguito dell’espansione della Repubblica di Venezia verso la terraferma, Sacile firmò con il Senato Veneto un patto di reciproca assistenza e difesa. In cambio dell’aiuto dei sacilesi contro l’imperatore Sigismondo, in guerra con i veneziani per il possesso delle coste istriane, Venezia riconosceva alla Comunità i diritti e le prerogative godute sotto il governo dei patriarchi. Il conflitto terminò però a favore di Sigismondo. Venezia tornò alla carica riconquistando Sacile nel 1419, che, da allora, le restò fedele fino all’arrivo di Napoleone e alla conseguente fine della Repubblica nel 1797. La dominazione veneziana non portò grandi cambiamenti: al rappresentante del Patriarca si sostituì quello del Senato Veneto che nel frattempo aveva riconfermato alla città le prerogative del passato. Iniziò un lungo periodo di pace che favorì un’intensa vitalità politica e culturale ed un significativo risveglio economico. Il conseguente benessere portò al riassetto urbanistico influenzato dalla cultura umanistica che incise non solo sui moduli urbani, ma anche sulle condizioni sociali attraverso una serie di servizi: assistenza sanitaria, istruzione gratuita, lotta all’indigenza, monte dei pegni, creando così la città che ancor oggi, in buona parte, è visibile.

Dall’Ottocento al Novecento

La lunga serie di battaglie tra francesi e austriaci sul territorio lombardo e veneto tocca Sacile per la prima volta il 13 marzo 1797: sconfitti gli austriaci, il generale Bonaparte entra a Sacile per proseguire poi verso il Tagliamento. Sotto il dominio francese viene istituita la municipalità in sostituzione del Consiglio nobile. Dopo pochi mesi l’impero austriaco riprende possesso della città (1798) per cederla poi nuovamente ai francesi nel 1805 che vi si insediarono fino al 1813. Caduto però l’astro napoleonico nel 1815, tutti i territori italiani rientrarono in possesso dell’Austria e così Sacile. La nuova struttura amministrativa viennese non differì molto da quella francese. Sacile diventò un capoluogo di distretto con a capo un podestà, una municipalità (giunta) ed un consiglio comunale. La città voltava così definitivamente pagina rispetto al passato.

L’Unità d’Italia, sostenuta a gran voce dalla classe borghese che sempre più si era sostituita al ceto nobile nel governo della città e sancita dall’unanime votazione plebiscitaria, portò all’accoglienza in stazione ferroviaria di re Vittorio Emanuele II diretto a Udine per i festeggiamenti. In questo periodo numerosi erano i problemi che rimanevano da combattere, ma anche molti i progressi raggiunti sia nel settore agricolo che in quello industriale ed edilizio.

La Grande Guerra trasformò Sacile in una città prettamente militare causandole grandi distruzioni vista anche la presenza dell’importante linea ferroviaria Venezia-Udine. Non meno disastrosa fu la seconda guerra mondiale, superata grazie agli aiuti americani che aprirono la strada al grande boom economico degli anni sessanta. A seguito dell’ultimo terremoto del 1976, successivo a quelli del 1873 e 1936 la città ha saputo riorganizzare le sue architetture conservando molte delle strutture architettoniche che la contraddistinguono.

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