Storia Pederobba2020-03-27T11:12:02+01:00

Storia di Pederobba

I primi insediamenti sull’attuale territorio di Pederobba risalgono all’epoca del II Millennio a.C. con i Paleoveneti e i Reti, una antica popolazione di lingua preindoeuropea stanziata nelle Alpi Centro-Orientali.

Dall’ epoca romana all’anno Mille

Con l’arrivo dei Romani, Pederobba e tutta la zona venne asservita a Roma fin dal II secolo a.C. e in tale occasione venne istituita la Decima Regio Histria e Venetia.

È possibile affermare quanto sopra perché sia lungo il Piave sia in diverse località quali: le campagne di Covolo e Levada, le colombane di Curogna, nell’area archeologica delle Mura Bastia e nella zona di Sant’Anna a Onigo sono stati rinvenuti diversi reperti di quell’epoca.

Pederobba in epoca romana non apparteneva alla centuriazione di Montebelluna ma si trovava comunque in una posizione, morfologicamente parlando, strategica perché era collocata lungo la Strada Claudia Augusta Altinate e lungo l’Aurelia, cioè quella strada che da Padova portava ad Asolo ed infine a Feltre. Feltre all’epoca era un antico ed importante municipium romano.

Le prime documentazioni scritte su Pederobba, Onigo e Covolo risalgono all’epoca dell’Alto Medioevo.

Dall’anno Mille al Trecento

Solo dopo l’anno Mille, pergamene ed altri documenti cominciano a citare Pederobba come sede di pievi e cappelle con donazioni trascritte negli atti notarili. Sono i tempi in cui le città venete puntano a rafforzarsi come comuni e le famiglie dei potentati locali cercano di acquisire beni, potere e prestigio.

Nel 1152 Papa Eugenio II inviò una Bolla Pontificia al Vescovo Bonifacio di Treviso nella quale confermò espressamente le pievi Plebem de Petrarubea e Plebem Sancti Zenonis de Ruvico.

La vita amministrativa attorno al villaggio cominciò a prendere più consistenza dopo la ripresa economica del 1200.

La posizione geografica di Pederobba fra il Piave e la pedemontana, la confluenza delle strade pubbliche e la presenza di famiglie notabili, su tutti i Da Romano, fecero in modo che il territorio e la vita degli abitanti prendesse forma. Le pievi sia quelle esistenti, sia quelle che verranno costruite di lì a poco, fungevano da punto di incontro per la popolazione. In quegli anni ci fu un continuo andirivieni di parroci, mercanti, contadini, nobili e popolani.

La fonte principale di reddito, per gli abitanti di Pederobba, fra il 1100 ed il 1300, fu la gestione dei pascoli, dei loro diritti e di tutta la filiera a questi collegata. Per questo motivo, nel corso degli anni nacquero anche delle discordie come quelle fra gli abitanti di Alano sul Piave e quelli di Onigo.

Se nella montagna trevigiana vi era traffico di pecore, nella pianura capitò, molto spesso, di vedere gruppi di pellegrini che attraversavano il fiume Piave o risalivano la Valle Feltrina per recarsi nei luoghi di pellegrinaggio. Dopo la Prima Crociata, avviata nel 1096, infatti arrivarono in zona le reliquie di Santa Bona e dei Santi Vittore e Corona che trovarono posto a Vidor e Feltre. Queste reliquie diedero vita ad un movimento di pellegrini che passavano per Covolo per attraversare sulle barche il fiume Piave.

Il transito era a pagamento, secondo una tariffa stabilita dagli Statuti Trevigiani, come per gli altri passaggi sul Piave e garantiva una rendita ai signori della zona e successivamente all’Abbazia costruita a Vidor.  Il servizio di traghettamento metteva in comunicazione la zona di Montebelluna con il Quartiere del Piave. Gli scambi erano frequenti e fra i più vari, si barattavano stoffe, animali, oggetti di artigianato, derrate alimentari, ecc.

Ci fu anche chi a Covolo decise di requisire le barche per impossessarsi sia dell’attività sia della rendita. Ovviamente le autorità non si fecero attendere per ripristinare la situazione.

Diverse furono le ondate di peste che colpirono Pederobba come quella significativa del 1348, del 1360, del 1466, del 1526, del 1542 e del 1620. Nel 1817 il territorio fu interessato da una epidemia di tifo.

Nel 1283 il Comune di Treviso dal quale Pederobba dipendeva, decise di dividere il suo territorio (Districtus) in quattro aree o Quartieri, ciascuno con una pieve o regola. Pederobba e Visnà di Pederobba si trovarono nel Quartiere “Dom” mentre i villaggi di Onigo e Covolo erano nel Quartiere “Oltrecagnan”.

Dal Quattrocento al Settecento

Dal 1337 al 1797 il territorio di Pederobba con i suoi villaggi divenne parte della Repubblica di Venezia.

La Serenissima organizzò la Marca Trevigiana in Quartieri e Podesterie.

Fra il 1455 ed il 1458 i borghi di Pederobba vennero suddivisi da parte della Podesteria di Treviso per determinare una nuova tassa denominata: estimo particolare. L’estimo particolare, detta anche polizza d’estimo, cioè una autocertificazione della ricchezza tassabile presentata dai contribuenti alle commissioni di stima interessava soprattutto le ville presenti nel paese.

Nel corso del Quattrocento, si svilupparono diversi mulini lungo il fiume Piave per far funzionare i vari opifici. Venne creato anche il Canale Brentella che prendendo l’acqua dal Piave, alimentò per secoli l’irrigazione della zona e diversi mulini.

Nel corso del Cinquecento, il Podestà di Treviso mandò, in ogni villaggio, dei funzionari per una sorta di censimento che prevedeva di raccogliere informazioni tipo: quantità di cereali prodotti, il nome del capofamiglia ed il numero dei componenti della famiglia, le disponibilità dei terreni lavorati. Non mancarono casi di persone che non si fecero trovare, di dichiarazioni false e sottostimate così da versare meno denari.

La Repubblica di Venezia lasciò ampie zone di bosco, prati, valli a disposizione dei villaggi rurali per un uso collettivo. Il governo veneziano concesse beni in usufrutto attraverso il privilegio dell’investitura i cui atti venivano conservati in ogni Comune.

Nel 1646 Venezia decise di vendere questi terreni, per recuperare risorse ed armarsi per affrontare la Guerra contro i Turchi. Gli acquirenti furono le famiglie più facoltose come gli Onigo e i Pisani a Pederobba ed i Covolan a Covolo.

La Repubblica di Venezia cessò di esistere nel 1797, ed il Veneto venne sottomesso alle forze straniere.

Dall’Ottocento al Novecento

Continue furono anche le malversazioni e i soprusi perpetrati dai Francesi, nel loro dominio dal 1805 al 1815, nei confronti della popolazione locale. Mancava il cibo per il rancio dei soldati per cui cominciarono i razionamenti ma anche così la situazione non migliorò anzi peggiorò progressivamente.

I Francesi abolirono vecchie autonomie di stampo medievale ed istituirono un nuovo ordinamento che prevedeva Comuni di prima, seconda e terza classe. Queste scelte portarono a cambiamenti del sistema amministrativo che se in precedenza contava tre entità diversificate: il Comune di Pederobba, quello di Onigo e quello di Covolo, in seguito alla decisione francese i comuni divennero due: Pederobba da una parte e Onigo e Covolo dall’altra. I due Comuni appartenevano al Dipartimento del Bacchiglione Distretto III Bassano, cantone Quero.

Nel 1807 i due comuni divennero sedi notarili ed in quegli anni la popolazione contava 1096 abitanti a Pederobba e 1764 ad Onigo e Covolo per un totale di 2850 abitanti.

Dopo la sconfitta di Napoleone e la conseguente restaurazione, nel 1815 nacque il Regno Lombardo-Veneto che suddivise il territorio in province e non in dipartimenti come nel Regno Napoleonico.

Cominciò un periodo di pace che permise al territorio di riprendersi dai numerosi conflitti che l’avevano colpito negli ultimi anni.

Nel 1848, quando nel resto del Regno d’Italia imperversarono i Motti Rivoluzionari per scacciare il nemico dalla Penisola, a Pederobba il Conte Guglielmo d’Onigo si schierò apertamente con le truppe sabaude contro l’esercito Austro-Ungarico.

Il Conte tra le sue iniziative fece anche appendere manifesti che esaltavano il Papa Pio IX e Carlo Alberto Savoia. Altre testimonianze ci parlano del Conte d’Onigo quando fece una escursione clandestina per incontrare don Antonio Zaghellini, parroco di fede mazziniana a Fiera di Primiero, per cedergli delle cartelle del “Prestito Nazionale di Mazzini” così da poter finanziare le attività del movimento indipendentista.  La voce dell’incontro si diffuse, gli Austriaci si insospettirono, il parroco cercò di giustificarsi dicendo che l’incontro ci fu ma con un moribondo che poi morì. Gli Austriaci, non potendosela prendere con un morto, decisero di perseguitare il parroco che venne esiliato da Fiera di Primiero per diversi anni.

La situazione mutò anche per il Conte Onigo il quale dovette scappare, in gran fretta, e dirigersi a Torino dove morì nel 1866 proprio nell’anno in cui con un referendum e dopo le guerre di indipendenza il Veneto entrò a far parte del Regno d’Italia.

In precedenza durante la primavera del 1848 dal colle di San Sebastiano nel comune di Pederobba, partì un’offensiva per arrestare l’avanzata dell’esercito austriaco. Era in corso la Prima Guerra d’Indipendenza del Regno d’Italia, che si combatté anche in Veneto.

Nel periodo delle guerre per l’indipendenza, diversi furono i volontari di Pederobba che partirono per partecipare alla lotta: negli anni 1848-1849 per la Campagna del Veneto, negli anni 1859-1860-1866 per quelle di Lombardia-Romagna-Italia Meridionale, nel 1866 per quella denominata Campagna del Risorgimento Italiano ed infine nel 1870 per quella di Roma.

Nel 1866 l’esercito austriaco si ritirò gradualmente dall’Italia ma portò con sé prodotti agricoli, beni di ogni genere, ecc. Forti furono le requisizioni ed i soprusi perpetrati dall’esercito straniero nei confronti della popolazione locale.

Il 27 marzo 1868 vennero eletti i primi Consiglieri Comunali, suddivisi in base alla popolazione del capoluogo e delle frazioni: 8 a Pederobba, 9 ad Onigo 3 a Covolo. Il primo Sindaco-Podestà fu Calvi Felice, un possidente locale.

Nel 1870 a distanza di cinquant’anni da quando si era formata l’idea di spostare il Municipio da Pederobba a Onigo si crearono le condizioni per passare dalle idee ai fatti. Lo spostamento venne caldeggiato da un nobile locale perché preferiva spostare la sede municipale nella frazione di Onigo dove risiedeva e per agevolare i suoi abitanti a partecipare alla vita socio-economica del territorio.

Sul finire dell’Ottocento, nacque una disputa politico-giuridica fra Onigo e Covolo per i confini delle due frazioni che coinvolse il Comune, la Prefettura ed il Ministero delle Finanze di Roma. La questione si risolse a vantaggio di Onigo.

Alla fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il territorio si arricchì: della nuova ferrovia che collegava Cornuda a Treviso, del nuovo acquedotto, della prima filiale della Banca Popolare di Montebelluna, delle Opere di Onigo e dell’ospedale. Come spesso accadde, oltre alle nuove opere cominciarono a spirare i venti di guerra che, dagli anni Dieci del Novecento, anche a Pederobba ed in tutta la Nazione si facevano sempre più intensi. Parleremo però di questo argomento e delle vicende belliche in un altro articolo.

Per coloro che volessero approfondire la Storia di Pederobba segnaliamo “Pederobba 1810-2010” di Agostino Vendramin, editore Comune di Pederobba.

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