Dopo la Dodicesima Battaglia dell’Isonzo, tristemente nota come disfatta di Caporetto ed iniziata il 24 ottobre 1917, la situazione per l’esercito italiano peggiorò inesorabilmente e rapidamente. Inizialmente il comando italiano pensò di poter creare una linea di difesa sul Tagliamento ma, dopo una più attenta analisi, l’esercito si ritirò fino al Piave dove si attestò sulla sua sponda destra.

Prima Guerra Mondiale a Sernaglia della Battaglia

Ai soldati in ritirata si aggiunsero i civili provenienti dai territori compresi tra il fronte sull’Isonzo e la nuova linea di difesa. La zona intorno al Piave fu soggetta a grandi trasferimenti di persone, molti abitanti di Sernaglia della Battaglia e dei paesi limitrofi iniziarono ad oltrepassare il fiume specialmente dopo le notizie che riferivano che Pordenone era caduta in mano nemica e che a Feltre erano entrati i Tedeschi.

Le autorità civili ed i notabili del paese furono tra i primi ad lasciare il paese. Il Sindaco Francesco Pillonetto, il 7 gennaio 1918, trasferì la sede del Comune prima a Minerbio (Bologna) e poi a Bazzano (Bologna).

Sul campanile nel frattempo venne organizzato un punto di osservazione servito da un piccolo presidio con una decina di soldati. La mensa, il comando e le cucine vennero posizionati a Fontigo, presso l’osteria che si trovava in piazza.

Diversi furono gli abitanti di Fontigo che non oltrepassarono il Piave perché credettero che ci fosse ancora tempo. Purtroppo il nemico era alle porte, loro non se ne resero conto. Di lì a pochi giorni il ponte sul fiume Piave venne chiuso e loro non poterono mettersi in salvo. La scena è quella che si ripeterà alcuni decenni dopo a Berlino con il muro.

La mattina del 7 novembre in concomitanza con l’ordine per tutti di ripiegare al di là del Piave, arrivò in paese anche il corpo speciale degli Arditi.

Secondo gli Storici, in quelle settimane, vi fu uno scollamento fra la popolazione civile e gli apparati militari che si muovevano nei territori. Si creò tra i civili la concezione che era meglio rimanere presso le proprie abitazioni e subire l’occupazione nemica piuttosto che scappare verso il nulla.

La mattina dell’8 novembre 1917 anche gli Arditi abbandonarono Fontigo per dirigersi a Vidor, i ponti sul Piave: quello stradale con la Pontebbana, quello ferroviario e quello sulle barche limitrofo ai due, vennero minati e fatti brillare il 9 novembre.

Le truppe austriache della 12° divisione slesiana del gruppo Stein giunsero a Falzè di Piave intorno alle 8 del mattino del 10 novembre e costrinsero il parroco, don Pietro Dal Vecchio, ad interrompere la Santa Messa.

Ufficialmente Sernaglia era diventato territorio nemico. Dal momento che il campanile era un ottimo punto di osservazione, le artiglierie italiane posizionate sulla destra del Piave lo abbatterono, assieme a lui vennero colpite la chiesa e la canonica che vennero distrutte fin dalle prime ore del combattimento.

I civili che erano rimasti in paese, fin dai primi giorni di occupazione avevano le loro preoccupazioni per scansare le violenze e nascondere derrate alimentari in vista dei tempi difficili. Il problema più grande, da superare, fu la fame.

Dalla sera del 10 novembre il parroco Dal Vecchio con altri concittadini dovettero ripararsi in una stalla, unico luogo sicuro in quei primi giorni di conflitto. Il parroco dopo aver portato al sicuro i paramenti sacri ed i registri parrocchiali, riuscì a celebrare messa nella chiesetta di Villanova soltanto tre giorni a settimana.

Lo sconforto raggiunse presto gli abitanti di Sernaglia della Battaglia che subirono violenze e soprusi da parte dell’esercito Austro-Ungarico.

Una delle conseguenze della guerra fu lo sgombero dei Comuni, che si trovavano sulla nuova linea del fronte, per una fascia variabile fra i due ed i quattro chilometri. Di conseguenza, i Comuni contigui, a seguito di questi provvedimenti, videro aumentare considerevolmente il numero dei loro abitanti. Gli ospitanti andarono in crisi perché mancavano le provviste ed un ricovero, anche di fortuna, per gli sfollati.

A Sernaglia della Battaglia l’ordine di sgombero definitivo arrivò il 10 dicembre 1917, a questi abitanti si aggiunsero anche quelli di Mosnigo (Moriago della Battaglia) e di Guia (Valdobbiadene) che vennero instradati lungo la valle del Soligo con destinazione Tarzo. Tarzo divenne per molti abitanti di Sernaglia e Fontigo il paese dove trovare asilo e ricovero. A Revine Lago vennero invece collocati gli abitanti dei paesi limitrofi a Sernaglia. Questo fu quello che accadde nel mese di dicembre del 1917. Nelle prime settimane di gennaio 1918 diversi furono gli sfollati che vennero spinti più lontano, verso il Friuli Venezia Giulia, nei Comuni tra Livenza e Tagliamento.

I profughi furono obbligati a vivere di espedienti, carità e solidarietà della popolazione locale; una vita grama.

Nel febbraio 1918 Sernaglia, Fontigo e Falzè di Piave divennero dei cumuli di macerie, dei depositi a cielo aperto di materiale. Questo materiale servì per rinforzare le trincee contro le linee italiane. Dalle case venne requisito di tutto, anche i pavimenti ed i mobili.

Vista la situazione sempre più difficile, l’esercito nemico mise a lavorare ragazzi, ragazze e donne. Chi si trovava nei territori occupati operò per: sistemare le strade, curare i feriti, recuperare cibo per sfamare i bambini o gli anziani, mentre gli uomini di Sernaglia erano al fronte sulla sponda destra del Piave.

La situazione non cambiò nemmeno con il passare dei mesi. Dopo la Battaglia del Solstizio nel giugno 1918 semmai le condizioni si aggravarono per tutti. Solo dopo le manovre che porteranno alla Battaglia finale di Vittorio Veneto nei giorni dal 24 ottobre al 4 novembre 1918 si crearono le condizioni per sperare.

L’offensiva italiana iniziò il 24 ottobre dalla sponda destra del Piave. Uno dei primi paesi raggiunti dagli incursori italiani fu Sernaglia e più precisamente la frazione Fontigo, tanto che lo scontro in questa parte del territorio è conosciuta come Battaglia di Sernaglia. Oltre alla distruzione e alla vita dei civili e dei soldati caduti fino a qui, si aggiungono le devastanti perdite umane per conquistare la piana di Sernaglia e successivamente quella del Soligo che anticipa di qualche giorno la vittoria finale a Vittorio Veneto.

La miseria e la distruzione furono un vero martirio per gli abitanti di Sernaglia della Battaglia e per tutto l’intero territorio. Si pensi che i morti per fame, a Sernaglia della Battaglia, risulteranno 173 a cui vanno aggiunti quelli degli sfollati. Mentre i cittadini di Sernaglia caduti in guerra saranno 101.

Sernaglia della Battaglia conobbe il concetto di guerra totale. Ingenti, in paese, furono i danni agli edifici, si pensi che 740 costruzioni su 760 andarono perse pari al 97%. È la percentuale più elevata di tutta la provincia di Treviso.

Per coloro che volessero approfondire le vicende della Grande Guerra a Sernaglia della Battaglia segnaliamo “Sernaglia nell’anno della fame. Storia e memoria della Grande Guerra” di Daniele Ceschin, Comune di Sernaglia della Battaglia, 2008.

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