Descrizione Progetto

Il fiume Meschio ha origine a monte di Vittorio Veneto, sotto una conca del Monte Visentin, nella Valle Lapisina o Vallone del Fadalto.

Comunemente l’acqua che sgorga in località Savassa viene indicata come la sorgente del Meschio. Secondo alcuni studiosi anche la sorgente di Borgo Botteon, a sud del Lago Morto e la sorgente Negrisiola, nei pressi di San Floriano sarebbero sue sorgenti. La sua formazione è da ricondurre al fenomeno carsico e per alcuni potrebbe essere legata a quanto avvenne in altra era geologica quando il percorso del Piave si alterò.

Il fiume Meschio ha una lunghezza di circa 25 Km e le sue acque confluiscono nel fiume Livenza. Meschio e Livenza sono fiumi che nascono nella pedemontana veneto-friulana.

Il Meschio ha attraversato la civiltà con diversi nomi: Mesulus, Mesculum, Mischio, Mesuio.

Il Meschio pur non essendo navigabile, ha sempre fornito aiuto all’uomo anche se non sono mancate ondate di piena improvvise che hanno creato grossi problemi alle persone e alle abitazioni. Ancor oggi si vedono edifici antecedenti il 1521, con le colonne parzialmente interrate per l’esito di una piena.

Oggi le sue acque servono: un acquedotto, le centrali idroelettriche, l’irrigazione, come bacino di pesca e come attrattiva turistica.

Tra il 1200 e il 1700 ha permesso che a Serravalle si formasse un importante settore manifatturiero per la produzione delle armi bianche: spade, pugnali, sciabole. La posizione strategica di Serravalle inoltre consentiva a queste armi di venir commercializzate sia verso i numerosi stati italiani sia verso gli stati europei previo autorizzazione della Repubblica di Venezia. Facile ancor oggi trovare spade marchiate “Marson” nei diversi musei del continente. Le armi di Serravalle erano rinomate perché, le acque del fiume Meschio avevano una temperatura costante, questo consentiva durante la lavorazione di assicurare una eccellente tempra al metallo e di conseguenza di ottenere armi di elevata qualità. In quell’epoca diverse erano le figure che operavano all’interno di queste fabbriche d’armi, ad esempio: il maestro spader, il favero, il batidor, il limador, il temprador ed il brunidor. Il materiale grezzo per estrarre il metallo proveniva dalle miniere della Val Zoldana, del Cadore e dell’Agordino. La produzione delle armi bianche si ridimensionò intorno al XVIII secolo perché fecero la loro comparsa le armi da fuoco. Anche le fucine mutarono la propria attività occupandosi inizialmente di utensili per l’agricoltura ed infine diventarono delle fucine per strumenti in generale.

Più avanti negli anni lungo il Meschio si svilupparono le filande, anche in questo tipo di manifatture infatti l’acqua rappresentava una componente strategica per il ciclo produttivo. Stessa cosa per l’industria della carta che contava almeno tre cartiere: Bonaldi, Galvani e Gava.

Le acque del Meschio servirono anche i lanifici. Introdotta a Vittorio Veneto dai fiorentini la produzione di questo filato si sviluppo notevolmente all’epoca dell’unificazione dell’Italia.

Più recentemente sul suo corso vennero edificati anche stabilimenti per la produzione della calce.

Seguire questo fiume in città, a piedi o in bicicletta, permette di vedere cose uniche e di ricreare atmosfere di tempi andati.

Caratteristico è il tratto che attraversa Serravalle dove l’alveo è canalizzato tra due muri in pietra ed è affiancato dai “meschet o meschietti”, piccoli canali derivati dal corso principale e presenti ai suoi lati. Più a monte sono visibili gli stabilimenti di calce e il lanificio, più a valle di Serravalle si possono ancora vedere i resti delle filande ma anche le tracce dei mulini. Mulini che nel corso dei secoli hanno fornito energia all’uomo non solo per le fucine ma anche per falegnamerie e le macine per produrre la farina.

Il Meschio è anche una miniera per gli appassionati di foto e di angoli romantici. A tutti buona passeggiata.

Come raggiungere

E’ possibile vedere il fiume Meschio in diversi punti di Vittorio Veneto