Medicamentoso, corroborante, energetico, o semplicemente buono e piacevole, il Vin Brûlé è una bevanda calda che nei mesi del freddo ci aiuta a scaldarci, a trovare un pretesto per un incontro, ad offrirci il momento per una pausa.

Tradizionalmente era un prodotto disponibile nelle case coloniche perse tra campagne e montagne dell’Italia come di altri paesi freddi in cui però non mancava il vino. Alcune fonti collocano la sua origine nei paesi del nord, sicuramente chi poteva godere di questa bevanda doveva avere a disposizione, guardando la ricetta, una serie di ingredienti che andremo a scoprire tra poco.

Nella nostra zona il suo appellativo fa riferimento al termine italiano vino e al termine francese brûler che significa bruciato. Ma a Faenza, per esempio, è chiamato “Nott de Bisò” dove la forma dialettale Bisò significa “bevi su”. Nell’antica Roma erano soliti bere il “conditum paradoxum”, una bevanda a base di vino, miele e zafferano fatti bollire assieme, mentre nel Medioevo il brûlé veniva chiamato “ippocrasso” ed era sempre a base di vino e varie spezie.

Ingredienti per quattro persone

  • 0,5 litri di vino rosso

  • 50 g di zucchero (2 cucchiai da cucina)

  • la buccia di una arancia tagliata a listarelle

  • una mela tagliata a spicchi completi di buccia

  • 5 chiodi di garofano

  • mezzo bastoncino di cannella

Procedimento

In un pentolino di rame, alluminio o di acciaio, versare il vino, lo zucchero e i vari ingredienti. Mescolare delicatamente iniziando la cottura su un fornello con fiamma media finché lo zucchero sarà completamente sciolto.

Raggiunta l’ebollizione, la cottura potrà considerarsi ultimata per chi vuole mantenere il contenuto alcolico iniziale del vino. Viceversa, chi desidera ridurre il tenore alcolico della bevanda, potrà continuare la cottura per cinque minuti mantenendo sempre viva l’ebollizione.

Infatti la gradazione alcolica del vin brûlé, che dipende in primis dal vino utilizzato, è subordinata anche al tempo di ebollizione. L’alcool in effetti evapora piano piano una volta raggiunti i 70 °C. Basterà quindi prolungare questa fase per ridurne la concentrazione. Per questo la gradazione alcolica del vin brûlé è molto variabile e diminuisce in base al tempo di cottura. Non ha la precisione di una analisi in laboratorio, ma se volete un indizio per capire quanto evapora l’alcool, una volta iniziata l’ebollizione potete dar fuoco all’alcool che alimenterà questa fiamma fino a quando sarà sostanzialmente finito.

Una volta finita la cottura, filtrare il prodotto mettendolo su tazze o bicchieri in vetro resistente, guarnire con le fettine di mela cotta.

Oltre al vino rosso, il vin brûlé può essere preparato con vino bianco, lo zucchero potrà essere sostituito dal miele, l’arancia da altri agrumi e altre spezie potranno integrarsi nella ricetta, tra queste la noce moscata e l’anice stellato.

Il vin brûlé è già una festa ma, i più golosi lo potranno può accompagnare con le caldarroste in autunno, la pinza non solo nella serata del panevin, le castagnole nel periodo di carnevale.