Descrizione Progetto

Gruppo CAI Sacile

Il Gruppo CAI Sacile ha sede nel Giardino della Serenissima. Luogo che non è stato scelto a caso dal CAI.

infatti, chi da Sacile guarda verso nord, non può non notare quella massiccia barriera di monti che si eleva direttamente dalla pianura per oltre duemila metri, senza contrafforti né rilievi collinari che ne attutiscano slancio e vigore e che culmina nella vetta del Monte Cavallo.

Montagna questa indicata nelle carte geografiche sin dal 1557, ed entrata nella storia, con la famosa salita di Stefanelli e Zanichelli del 1726, che fu la prima ascensione alpinistica delle Alpi Orientali.

La fama del Monte Cavallo è da attribuire, oltre alla sua caratteristica morfologia, al fatto che esso è visibile da gran parte della pianura veneto-friulana, che si estende ai suoi piedi fra Venezia e Trieste.

Anche le popolazioni del sacilese non poterono non subire il suo fascino, tanto che, in tempi più recenti, i nostri vecchi, vuoi per quel senso di arcano mistero che avvolge le vette o molto più semplicemente per trarne gli auspici di tipo meteorologico, pratica assai diffusa fra le popolazioni prossime a catene montuose, hanno da sempre guardato alle “tre ponte del bon caval”, come loro lo chiamavano bonariamente, per la particolare prospettiva a tre punte che essa presenta da Sacile.

Proprio su queste montagne, e non poteva essere altrimenti, mossero i primi passi gli alpinisti sacilesi agli albori del Novecento.

  • Sacile-microturismodellevenezie.it
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I primi nomi che compaiono in quel periodo sono quelli di Ezio e Mario Bellavitis e di Emilio Chiaradia di Caneva, che, mossi da interesse e simpatia per l’alpinismo, aderirono alla più vecchia associazione alpinistica operante in zona a quel tempo, la Società Alpina Friulana di Udine. La stessa S.A.F. consigliava ai propri soci, che intendevano compiere salite nel gruppo del Cavallo, due guide del luogo, Pietro Bravin di Polcenigo e Valentino Mezzaroba di Budoia.

Poco prima dello scoppio della Grande Guerra, comparve un personaggio che per anni avrebbe condizionato e determinato la scena alpinistica sacilese, e non solo quella. Si tratta del prof. Vittorio Cesa De Marchi, nativo di Caneva, che, dall’età di 17 anni salì tutte le vette del Monte Cavallo e, negli anni successivi, esplorò sistematicamente l’intero gruppo, tanto da pubblicare, nel 1925, una vera e propria monografia, la prima edita in lingua italiana.

Effettuò, in quel periodo, anche numerose prime salite in altre zone, quali Popera, Sassolungo, Canin, Marmolada, Campanil Basso di Brenta, Campanile di Val Montanara, Sella, Torri del Vaiolet, Piccola e Piccolissima di Lavaredo, Cervino, Monte Bianco, Monte Rosa, e tante altre ancora con vie sempre di grande difficoltà, fatte tutte senza guida e, salvo rare eccezioni, sempre come capo cordata con giovani, come i Sacilesi Granzotto e Tallon ed i pordenonesi Carlesso e Maddalena, Marchi ed altri, per i quali fu un vero maestro.

Per questa sua intensa e qualificata attività, fu chiamato nel 1921, a soli 26 anni, a far parte del Club Alpino Accademico Italiano.

Sotto la sua spinta nacque a Sacile il primo gruppo di alpinisti, che, nel 1924, contava già una trentina di unità e che, l’anno successivo, esattamente il 1° Maggio 1925, si costituiva in Sottosezione del Club Alpino Italiano, alle dipendenze della Sezione di Pordenone, che pochi mesi prima si era resa autonoma da quella di Treviso.

Per coloro che volessero rimanere aggiornati sulle attività dell’associazione segnaliamo: www.caisacile.org